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martedì 20 marzo 2012

#sefossiSerino


Per alcuni è diventato di vitale importanza avere tantissimi follower su twitter. Per ragioni commerciali, in alcuni casi. Perché fa figo e altrimenti non sei nessuno, in altri. Sollevata un paio di giorni fa dall’anonimo blogger Fake Spotter, il cui blog è stato immediatamente oscurato (stessa sorte capitata, di lì a poco, al suo account twitter), la polemica ha rapidamente fatto il giro del web. Nel frattempo, è andata dispersa ogni traccia dell’ideatore, sul popolare servizio di microblogging, dell’operazione #bufalafollow, nata per sgamare la compravendita di follower fasulli. Le stilettate sulla Rete sono invece proseguite, associate all’hashtag #sefossiSerino, dal nome del critico letterario finito nell’occhio del ciclone, il giornalista collaboratore di importanti testate giornalistiche e fondatore della rivista Satisfiction, accusato di avere “dopato” la lista dei follower facendo ricorso a qualche agenzia specializzata. Serino ha prima negato e inizialmente si è affidato all’ironia per sostituire lo status del suo profilo su twitter (da “non mi occupo di libri, sono i libri ad occupare me”, a “non mi occupo di follower, sono i follower a occupare me”). Quindi, ha minacciato azioni legali. Subito dopo, la chiusura del blog e del profilo di Fake Spotter. Un caso?
Sullo storify di uomoinpolvere si può verificare come i follower di Serino siano passati in pochissimo tempo (dall’11 febbraio al 18 marzo), da 638 a 53.025. Un aumento di quasi 1.500 al giorno, molto sospetto per un profilo che risulta aperto dal 2009 e che fino a tre mesi fa risultava quasi inattivo. Ma la pistola fumante sarebbe un’altra. La maggior parte dei follower di Serino ha un nome improbabile, twitta pochissimo, in una lingua che non è l’italiano (anche “arabo, shawili o thailandese”) e ovviamente non con lui. Insomma, 19 su 20 sarebbero fasulli, vale a dire 51.000 su 53.000. La pratica di comprare pacchetti di follower viene definita cherry blossoming (“fioritura dei ciliegi”) e ricorda, nella tecnica e nelle finalità, ciò che sembra sia qualche volta accaduto con il televoto in alcune popolari trasmissioni televisive. Il meccanismo è lo stesso: pacchetti comprati. A 17 dollari ogni mille follower, secondo il tariffario che circola. Il prezzo del successo.

2 commenti:

Cirano ha detto...

dei social network non mi curo perchè li ritengo all'opposto della filosofia del blog...ma che ci fossero soldi e truffe non lo pensavo...

Domenico ha detto...

Ho avuto, tre anni fa, un'esperienza di 20 giorni su facebook, che ho troncato perché effettivamente è una cag**a. Twitter però è diverso, mi sembra sia uno spazio in cui ci si riesce a confrontare, su temi più o meno seri. Basta sceglierseli. Più comunicazione che informazione, ma è un esperimento secondo me riuscito di new media