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martedì 28 maggio 2013

In una foto, il mio omaggio a Little Tony



 A essere sinceri, sarebbe più corretto definirlo l'omaggio di mia mamma, visto che i 45 giri della foto sono suoi. Io e miei fratelli ce ne siamo appropriati molti anni dopo, griffandoli con gli adesivi di Goldrake e Superman.
Sono stati i dischi della mia infanzia, ascoltati e riascoltati per pomeriggi interi, gracchianti per l’età e per l’uso, oltre che per la testina da sostituire, ma valla a trovare: sarebbe stato necessario andare fino a Palmi. Non proprio semplice per un bambino. La littorina l’avremmo presa anni dopo, per andare al cinema “Sciarrone”, ma già si era sui 14 anni: degli ometti.
Le canzoni del “ragazzo col ciuffo” mi hanno accompagnato fino ai 12-13 anni, insieme ai vinili di molti altri: su tutti, Don Backy, Celentano, Adamo (collezione completa), Johnny Hallyday ed Elvis Presley.
In concomitanza con il passaggio al liceo i miei gusti mutarono decisamente, però ricordo a memoria (e ogni tanto ancora canticchio) tutti i successi di Little Tony: “Cuore matto”, “Riderà”, “Un uomo piange solo per amore”, “T’amo e t’amerò”, “La spada nel cuore”, “La donna di picche”, “Bada bambina”, “Profumo di mare” (negli anni Ottanta sigla della serie tv di grande successo “Love Boat”).
Chissà, magari sta già duettando con Elvis (il suo grande mito), al ritmo di “Tutti frutti”, con entrambi addosso uno degli inconfondibili abiti da scena della star di Memphis.

sabato 25 maggio 2013

Il cavallo di Chiuminatto su Calabria Ora




“Il cavallo di Chiuminatto”
«Restituito un pezzo di storia»
Presentato il libro di Forgione sulle antiche strade di Sant’Eufemia

SANT’EUFEMIA – Quinto appuntamento di “Pagine di storia”, attività culturale fortemente voluta dall’amministrazione comunale guidata da Domenico Creazzo, che nell’occasione ha promosso la presentazione del libro “Il cavallo di Chiuminatto. Strade e storie di Sant’Eufemia d’Aspromonte”, scritto dallo storico eufemiese Domenico Forgione, edito dalla casa editrice Nuove edizioni Barbaro di Delianuova.
«La caratteristica più importante del volume – ha esordito il moderatore Cosimo Petrolino – è lo studio della toponomastica come strumento per fare opera di memoria, utile per conservare e tramandare alle future generazioni un patrimonio culturale e sociale che altrimenti andrebbe disperso». Il primo cittadino eufemiese, Domenico Creazzo, nell’assicurare pieno appoggio a tutte quelle iniziative che mirano alla valorizzazione delle competenze e delle professionalità locali, ha ricordato la creazione della Consulta comunale, che entro l’estate dovrebbe essere pienamente operativa.
L’editore Raffaele Leuzzi si è invece soffermato sul valore didattico delle pubblicazioni di carattere regionale, provinciale e comunale, «dato che i libri di scuola “ufficiali” ignorano completamente la dimensione locale della storia e, per alcuni versi, anche della letteratura».
E’ seguita poi la presentazione del volume, curata dal professore Giuseppe Pentimalli, autore del “Vocabolario del dialetto femijotu” e dal professore Francesco Arillotta, deputato di storia patria per la Calabria: «il libro è un atto d’amore che Forgione manifesta nei confronti del suo paese; ma è soprattutto un regalo fatto all’intera comunità, che fa riscoprire il senso di identità, l’orgoglio di sentirsi eufemiesi e l’importanza di coltivare la memoria collettiva».
In conclusione, l’intervento dell’autore, che ha dedicato la manifestazione alla memoria del professore Rosario Monterosso, suo docente ai tempi del liceo, ha affermato: «Il libro è la tessera di un mosaico più grande, che è la storia di Sant’Eufemia. Dare il mio contributo per ricostruirla e restituirla agli eufemiesi (uso volutamente il verbo “restituire”, perché la storia è di tutti, non di chi la scrive) è per me motivo di grande orgoglio».

[Calabria Ora, 25 maggio 2013, pagina 22 dell’edizione della provincia di Reggio Calabria]

martedì 21 maggio 2013

Il cavallo di Chiuminatto: la presentazione


[Il mio intervento alla presentazione del libro - Sala consiliare del palazzo municipale, 18 maggio 2013]

Rivolgo un saluto particolare, innanzitutto, ai ragazzi del nostro liceo scientifico. In questi ultimi anni si è creato tra di noi un rapporto speciale, del quale vado fiero, per due motivi: perché il liceo “Enrico Fermi” a me ha dato molto quando ero studente e quindi credo sia giusto, per quello che posso, restituire qualcosa.
E poi perché ritengo che il futuro del nostro paese passa dalle aule delle sue scuole, da quella primaria al liceo, e non può che farmi piacere dare un piccolo contributo per la sua crescita.
Proprio per questo motivo, prima di iniziare, ci tengo a dire una cosa. Tra i relatori, a questo tavolo, oggi ci sarebbe stato certamente il professore Rosario Monterosso, così come era stato presente alla presentazione dell’altro mio libro su Sant’Eufemia. Purtroppo mancherà la sua relazione; a me mancano i suoi consigli e la sua vicinanza, perché con lui, mio professore di storia e filosofia al liceo, ho avuto un rapporto bellissimo, da studente prima e da amico dopo. Il destino ha deciso diversamente, ma consentitemi di dedicare alla memoria del professore Monterosso questa bella manifestazione.
Ringrazio il sindaco Mimmo Creazzo per l’ospitalità di oggi e per l’impegno e la sensibilità verso i temi culturali che stanno contraddistinguendo l’attività dell’amministrazione comunale. Investire nella cultura è sempre un investimento utile, che produce risultati nel presente ma soprattutto nel futuro.
Ringrazio Cosimo Petrolino, che si sta impegnando molto per la crescita culturale del nostro paese, facendosi promotore di iniziative di grande qualità. L’ho definito “la goccia che scava la roccia” e spero che gli abbia fatto piacere. Al di là di tutto, anche della simpatia e della stima reciproche, abbiamo già avuto modo di collaborare in diverse iniziative e mi sembra che qualche risultato l’abbiamo ottenuto.
Ringrazio la casa editrice Nuove Edizioni Barbaro, perché non è frequente trovare professionalità del genere nel mondo dell’editoria locale. Parlare degli altri non è mai carino, pertanto dirò soltanto del mio editore, che si è comportato da editore e non da stampatore. Chi ha avuto a che fare con qualche casa editrice sa a cosa mi riferisco. La pubblicazione di questo libro è un’operazione editoriale, voluta da una casa editrice che ha già dimostrato di essere molto attenta al discorso territoriale, alla scoperta e alla valorizzazione dei patrimoni culturali locali. Un’attività che è editoriale, ma è anche culturale e sociale, ad esempio quando produce la ristampa anastatica di opere introvabili, com’è avvenuto in passato con il saggio storico Aspromonte, di Vittorio Visalli, e più di recente con la raccolta di poesie Poco suono di Lorenzo Calogero.
Ringrazio il professore Giuseppe Pentimalli, del quale due anni fa ho presentato, proprio in questa sala, il Vocabolario del dialetto femijotu. Potremmo dire che ci presentiamo i libri a vicenda, ma la verità è più profonda e nasce da un sentimento di stima reciproca e solida, testimoniato dalla partecipazione con la quale l’uno ha seguito il percorso dell’altro.
Ringrazio infine il professore Francesco Arillotta, che molto prima di me si è cimentato in un’opera del genere: la prima edizione di Reggio e le sue strade. Briciole di storia nella toponomastica cittadina, dedicato alla città di Reggio Calabria, risale infatti al 1967. Lo ringrazio per l’intervento di oggi e per la sua prefazione al libro, che costituisce certamente un valore aggiunto perché scritta da uno tra i più autorevoli storici calabresi.

Veniamo ai motivi che mi hanno spinto a scrivere un libro sulla storia e sulle storie delle strade di Sant’Eufemia. L’idea mi è venuta dopo il convegno organizzato dall’Associazione “Terzo Millennio” e dal liceo scientifico “Enrico Fermi” in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Mi ero reso conto che, per la maggior parte degli eufemiesi, i protagonisti della storia locale non sono nient’altro che un nome stampato agli incroci delle vie. Pensai che poteva essere interessante approfondire l’argomento e cercare di realizzare qualcosa di utile per tutti.
Perché “Il cavallo di Chiuminatto”?
Sul foglio di mappa del 1959 pubblicato nell’appendice del libro, l’attuale via XXV luglio reca la denominazione “via Giacomo Chiuminatto”. Inizialmente ho avuto grosse difficoltà a capire di chi si trattasse, poiché l’unico indizio in mio possesso erano gli estremi di alcuni finanziamenti assegnati dalla Banca Commerciale Italiana alla ditta “Chiuminatto” tra il 1923 e il 1927.
Ho conosciuto il professore Arillotta in occasione del convegno organizzato dal Comune per il centocinquantesimo anniversario del ferimento di Garibaldi sull’Aspromonte, l’estate scorsa. Quale migliore occasione per chiedere qualche consiglio, sia sulla vicenda di Chiuminatto che su altri nodi che ancora non ero riuscito a sciogliere? Mi suggerì di contattare l’archivio storico della Banca Commerciale Italiana e così scoprì che Chiuminatto era originario di Genova (Bolzaneto per l’esattezza, al cui ufficio dello Stato civile mi sono poi rivolto per i dati anagrafici) e che era il titolare della ditta che negli anni Venti del secolo scorso costruì il ponte sulla ferrovia e la galleria nel tratto eufemiese delle linee taurensi. Da questi primi indizi sono poi riuscito ad acquisire altre notizie e, infine, a collegare il dato storico con l’aneddoto sul modo di dire che ha ispirato il titolo del libro (“poti quantu o cavaddu i Chiuminati”, in riferimento a persona prestante e vigorosa: come i cavalli da tiro utilizzati per il trasporto del breccio e del materiale di costruzione necessario per effettuare i lavori della ferrovia).

Devo ammettere che mi sono molto divertito a scrivere questo libro, che è anche il pretesto per parlare d’altro, non soltanto dei profili biografici delle illustri personalità eufemiesi. A volte il nome di una strada mi è servito per ricostruire le vicende storiche di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Penso, ad esempio, a via Milano, che rievoca il dramma del terremoto del 1908 e consente di mettere un punto fermo sul numero delle vittime (537), al di là delle cifre spesso sparate senza cognizione di causa (1000, addirittura 2000). Di questi morti conosciamo anche i nomi, uno per uno, visto che esiste l’elenco completo, redatto dall’allora arciprete Luigi Bagnato, che è conservato presso l’Archivio parrocchiale della chiesa di Maria SS. delle Grazie. Via Milano significa soprattutto solidarietà, perché porta con sé la bellissima storia degli aiuti del Comitato milanese, che ha determinato anche il gemellaggio tra le due città. Penso a via Borgo, che identifica un intero rione e che rimanda alle dolorose pagine del dopo terremoto del 1783 (“u fracellu”). “Borgo” significa “quartiere sorto al di fuori delle antiche mura di una città”: infatti, originariamente Sant’Eufemia corrispondeva all’attuale “Paese Vecchio”. Il “Petto” fu edificato dopo il 1783; la “Pezzagrande” dopo il sisma del 1908. L’antico assetto urbano viene confermato dall’etimologia di via Scatropoli, che chiarisce ulteriormente quali erano gli antichi confini: “eschaton” (“ciò che sta al termine”) e “polis” (“città”). Al rione Borgo è legato un episodio drammatico ma un tempo frequente. Mi riferisco all’incendio che nel 1902 lo distrusse completamente, sia perché le case erano sì in muratura ma contenevano tramezzi e impalcature in legname, sia perché spegnere le fiamme alimentate dallo scirocco (cento anni fa, ma anche in seguito) era praticamente impossibile. Per cui, sviluppatesi accidentalmente in un fienile, dove un bimbo si era recato con una lampada ad olio per cercare un gattino, le fiamme in poco tempo incenerirono 125 case e ne resero inabitabili altre undici. Penso a Via Duomo, con il suo significato di “chiesa principale di una città”, che ci offre uno spaccato della comunità religiosa eufemiese raccolta attorno all’attuale chiesa di Maria SS. delle Grazie (un tempo Santa Maria delle Grazie), a partire dal dopo 1783, quando l’antica chiesa Matrice fu rasa al suolo, e fino al 1856, anno in cui anche la chiesa al Petto fu elevata a parrocchia. Penso poi a piazza Mercato (l’attuale piazza Purgatorio), di recente rievocata da Mimmo Gangemi nel suo romanzo di grande successo La signora di Ellis Island, laddove il protagonista, da Santa Cristina, giunge ai primi del Novecento al mercato di Sant’Eufemia e acquista due “cartate” di pasta da 5 kg, aringhe sotto sale e una “pinna” di pesce stocco.

La toponomastica offre la possibilità di ricordare aneddoti particolari o semplici curiosità, utili per ricostruire il costume di un tempo perché fanno “rivedere” il paese così com’era cinquanta, cento, centocinquant’anni fa: sia dal punto di vista urbanistico che da quello “quotidiano”, con il suo mercato appunto, i suoi artigiani, i suoi cinema, il suo sviluppo economico, culturale e sociale. Un episodio curioso riguarda via Sergente Crea, che oggi attraversa la pineta comunale nel tratto compreso tra via Fimmanò e via De Nava. Se appena varcato il cancello si volge lo sguardo al muro di cinta della scuola elementare, è possibile addirittura vedere ancora affissa la targa, all’interno della pineta! Questo perché dopo l’edificazione della scuola, a metà degli anni Cinquanta, la pineta comunale fu evidentemente recintata, per cui una porzione della strada che prima la lambiva ricadde al suo interno.
Ma la toponomastica diventa anche una scusa per riscoprire pagine semisconosciute di letteratura eufemiese: i discorsi di Bruno Gioffrè, i racconti di Nino Zucco, le poesie di Domenico Cutrì, le ricostruzioni storiche di Luigi e Vittorio Visalli, Pietro Pentimalli, Michele Fimmanò, Vincenzo Tripodi. Basti pensare, a proposito di via Peras, alla bellissima poesia di Domenico Cutrì (Contrada Peras del mio paese natio), che ci fa comprendere qual era la vita del contadino eufemiese. Lavoro, lavoro e ancora lavoro. Oppure riflettere sulla forza evocativa di via Ferrai, che rimanda a tutta una tradizione di artigianato locale che aveva una sua grandezza e notorietà nel circondario. I “mastri” eufemiesi erano bravissimi: lavoratori del ferro, ebanisti, falegnami, cestai, orafi, sarti, calzolai, tornitori, calderai (fabbricatori di recipienti), ottonieri (artigiani dell’ottone, utilizzato in genere per la realizzazione di oggetti artistici: ad esempio, candelabri). Suggestione che Nino Zucco ci restituisce intatta in un brano del suo racconto Fuoco a Diambra.

Ho impiegato un anno per effettuare la ricerca e per procedere poi alla sistemazione del materiale documentario e bibliografico, all’elaborazione e alla stesura definitiva del libro, che è composto da 106 voci, il totale cioè delle vie presenti sullo stradario attuale e sui fogli di mappa esistenti e risalenti al 1880, 1903, 1955 e 1959.
Recuperare alcune notizie è stata una vera e propria caccia la tesoro: ad esempio, la data di nascita di Ferdinando De Angelis, che ho trovato dopo avere spulciato per qualche ora un registro in latino di fine ’700 custodito presso l’Archivio parrocchiale della Chiesa di Santa Maria delle Grazie; oppure le informazioni su Giacomo Chiuminatto; o, ancora, l’individuazione del luogo e della data di morte di Giovanni Lupini, ai quali sono arrivato soltanto dopo avere visitato il cimitero di Palmi per trovare la tomba che sospettavo lì si trovasse, visto che né l’ufficio dello Stato civile di Sant’Eufemia, né quello di Palmi avevano saputo rispondere al mio quesito.
Altre volte è stato il caso e la generosità degli uomini a farmi scoprire elementi inediti della storia locale. L’ostacolo maggiore per chi conduce una ricerca è spesso l’inaccessibilità degli archivi comunali. Sant’Eufemia, purtroppo, non fa eccezione. Molte informazioni le ho recuperate presso l’Archivio di Stato di Reggio Calabria, che conserva le copie dei registri dell’anagrafe. La stessa cosa mi era capitata, anni fa, con i verbali dei consigli e delle giunte comunali tra il 1861 e il 1922. Eppure quelle stesse fonti si trovano anche nel nostro municipio, negli scantinati, ma non sono consultabili dalla collettività e soprattutto corrono il rischio di deteriorarsi irrimediabilmente, provocando un danno gravissimo alla ricostruzione della memoria storica di Sant’Eufemia.
Si tratta di veri e propri tesori nascosti. Penso all’atto di matrimonio di Francesco Cilea, nonno del celebre compositore di Palmi: un medico originario di Pentidattilo che il 2 giugno 1822 sposò a Sant’Eufemia una giovane del luogo, Rachele Parisi. Un documento che rivela l’origine eufemiese di uno dei più grandi musicisti del Novecento, del quale io mai sarei potuto venire a conoscenza senza la generosità di Totò Orlando, che ringrazio.

Dal 1861 ad oggi i nomi di alcune strade sono cambiati, nuove vie sono state aggiunte, di altre addirittura non si ha più notizia. Scomparsi i nomi, cancellate – fisicamente – anche le vie: vico Spersi, via Giardini, vico Orso, vico Innocenti, via dell’Annunziata, vico Miceli, via Cairoli, via Oddone. Vie inghiottite da un’urbanizzazione selvaggia, oppure semplicemente diventate – per “comodità” – vichi o traverse di qualche strada più grande.
Come in tutte le città d’Italia, la toponomastica fascista è stata invece cancellata dopo l’avvento della democrazia, nel secondo dopoguerra: via XXI aprile (il Natale di Roma), via XXIII marzo (giorno di fondazione dei fasci di combattimento), piazza XXVIII ottobre (marcia su Roma), via Nicola Bonservizi, via Maurizio Maraviglia.
Va da sé che per personaggi come Dante o Cavour c’era poco da aggiungere a quanto già non sia noto. In questi casi mi sono quindi limitato a una sintesi di quanto è possibile trovare altrove, in maniera certamente più approfondita. A meno che la via in questione non avesse qualche “storia” particolare da raccontare, come ad esempio via Roma, con la vicenda della costruzione del monumento del Calvario; o via Maurizio Maraviglia, il gerarca fascista che fu ospite d’onore all’inaugurazione del nuovo palazzo municipale e alla cerimonia d’apertura del nuovo acquedotto comunale, nel 1926; o via Giuseppe De Nava, il politico reggino più volte ministro che dopo il terremoto del 1908 fu il vero artefice della pacificazione tra la fazione che spingeva per edificare nel nuovo sito della Pezzagrande (e che era capeggiata da Michele Fimmanò e dall’allora sindaco, il notaio Pietro Pentimalli) e quella che invece non aveva alcuna intenzione di spostarsi dal Paese Vecchio (con in testa gli ex sindaci Antonino Condina Occhiuto e Francesco Capoferro, il medico Bruno Gioffré, il maestro Francescantonio Cutrì). Contrasto superato proprio grazie alla mediazione di De Nava, che si fece garante della revisione della legge sulla definizione delle aree edificabili. Ciò comportò l’edificazione in Pezzagrande, ma anche la deroga al divieto di ricostruire nell’area del Vecchio Abitato.

L’interesse maggiore della ricerca è rivolto ovviamente agli eufemiesi illustri. Carlo Muscari, uno dei quindici calabresi giustiziati a piazza Mercato a Napoli, dopo il fallimento della rivoluzione napoletana del 1799 e la caduta della Repubblica Partenopea. Ferdinando De Angelis Grimaldi, graduato dell’esercito borbonico, poi di quello napoleonico e nuovamente di quello borbonico ai primi dell’Ottocento; guardia urbana e sindaco di Sant’Eufemia negli anni Quaranta, comandante dell’esercito della Terza Divisione calabro-siculo durante i moti del 1848 e in quanto tale condannato a morte in contumacia. Un personaggio romantico e affascinante, la cui biografia meriterebbe un maggiore approfondimento. Così come meriterebbe uno studio ad hoc la biografia di Michele Fimmanò, protagonista assoluto della storia politica e amministrativa del comune di Sant’Eufemia per sessant’anni, tra il 1854 e il 1913. E ancora: Luigi Cutrì, maggiore dell’esercito ed eroe della prima guerra mondiale; Bruno Gioffrè, medico condotto, poeta e testimone diretto del terremoto del 1908; Vittorio Visalli, lo storico più autorevole del Risorgimento in Calabria.

La riflessione sul passato richiede però qualche considerazione sul presente. Non possiamo infatti nascondere che la toponomastica attuale è molto datata e andrebbe aggiornata. Non per cancellare nomi e storie che ci appartengono, come è stato incautamente fatto nel passato. Da questo punto di vista concordo pienamente con la linea della Deputazione di Storia Patria che è per il mantenimento della toponomastica originaria delle strade, anche quando essa ci dice poco o niente.
Accanto a Cavour, Garibaldi, Cavallotti ci sono o c’erano nomi di personaggi oggi sconosciuti o quasi, ma che sarebbe stato bene comunque mantenere. Se non altro, questi nomi ci dicono che centocinquanta o cento anni fa i nostri amministratori erano molto attenti alle dinamiche politiche nazionali: penso alle vie dedicate a Francesco Anzani, compagno d’avventura di Garibaldi; a Carlo Poerio, patriota più volte arrestato e condannato dal Borbone a 24 anni di lavori forzati, poi deportato insieme a Luigi Settembrini, con il quale fu protagonista di una fuga rocambolesca dalla nave che li doveva portare negli Stati Uniti e che dopo l’Unità fu vicepresidente della Camera; a Pier Carlo Boggio, morto nella battaglia di Lissa nel 1866; ad Angelo Brofferio, carbonaro, poi avversario politico di Cavour, ma soprattutto storico di grande valore.
La toponomastica di Sant’Eufemia, salvo qualche sporadica eccezione (ad esempio: largo Giovanni Paolo II), è rimasta ferma al secondo dopoguerra; ma nel frattempo il mondo, l’Italia, la Calabria e la stessa Sant’Eufemia hanno prodotto personalità che meriterebbero di essere ricordate, nel campo dell’arte, della scienza, della cultura, del sociale e, perché no, della tanto vituperata politica. Non è mai simpatico fare il giochino dei nomi e non lo farò; dico soltanto che è inconcepibile che a Sant’Eufemia vi sia una sola strada dedicata a una donna, via regina Margherita: e c’è perché si trattava della regina d’Italia e perché il mito della moglie del sovrano Umberto I è stato fortissimo tra Ottocento e Novecento.
Allo stesso tempo, non posso fare a meno di evidenziare alcuni errori imperdonabili, che non sono solo quelli di confondere il cognome Settimo (via Ruggiero Settimo, dedicata al primo presidente della Camera dei Deputati dopo l’Unità d’Italia) con l’ordine di una improbabile successione dinastica.
Trovo infatti discutibili alcune decisioni prese nel passato. Su tutte, la cancellazione di piazza Aid Committee (Comitato di aiuti composto da italiani residenti negli Stati Uniti e presieduto dal commendatore Vincenzo Ascrizzi), che rappresenta una pagina importante della nostra storia: quella dell’emigrazione eufemiese, del sacrificio e della generosità, di un amore nei confronti della propria terra che non viene per niente scalfito dalla lontananza. Una storia che la crisi economica attuale ripropone in maniera drammatica e che noi eufemiesi sentiamo sulla nostra pelle, perché sono tantissime le famiglie smembrate dall’emigrazione.

Non ho la presunzione di pensare di avere scritto qualcosa di definitivo. Chi fa ricerca sa bene che la storia non è mai scritta per sempre, una volta per tutte. Basta un’informazione inedita, un dato storico, una semplice curiosità per vedersi spalancare nuovi scenari.
Revisionismo non vuol dire ribaltare o negare ciò che altri storici hanno accertato: significa, semplicemente, aggiornare quei dati con i nuovi spunti che la ricerca offre di continuo.
Ognuno di noi scrive (o dovrebbe scrivere) con umiltà la “propria” storia, sulla base delle proprie conoscenze e della propria sensibilità. È questo il senso ultimo delle pagine del libro, che poi è uguale al senso del lavoro sulla storia amministrativa e politica di Sant’Eufemia, al senso dei libri scritti da chi mi ha preceduto e da quelli che – mi auguro – scriveranno coloro che verranno dopo di me.
Il libro è la tessera di un mosaico più grande: in questo caso, la storia di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Dare il mio contributo per ricostruirla e restituirla agli eufemiesi (uso volutamente il verbo “restituire”, perché la storia è di tutti, non di chi la scrive) mi gratifica ed è per me motivo di grande orgoglio.

lunedì 20 maggio 2013

Il cavallo di Chiuminatto sul Quotidiano della Calabria





Pagine di storia con il libro di Domenico Forgione

SANT’EUFEMIA D’ASPROMONTE – Continua il ciclo di conferenze dedicato al mondo della cultura, voluto dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Domenico Creazzo. L’aula consiliare del Municipio di Sant’Eufemia ha ospitato sabato il quinto appuntamento di “Pagine di storia”, che ha promosso la presentazione del libro scritto dallo storico eufemiese Domenico Forgione, edito ad aprile dalla casa editrice Nuove edizioni Barbaro di Delianuova: “Il cavallo di Chiuminatto. Strade e storie di Sant’Eufemia d’Aspromonte”. A moderare l’incontro è stato Cosimo Petrolino. Presente anche l’editore Raffaele Leuzzi. Sono seguiti poi gli interventi del professore Giuseppe Pentimalli, autore del “Vocabolario del dialetto femijotu”, e del professore Francesco Arillotta, deputato di storia patria per la Calabria, il quale ha posto l’accento sul valore scientifico del volume. “Il libro – ha affermato – è un atto d’amore che Forgione manifesta nei confronti del suo paese, ma è soprattutto un regalo fatto all’intera comunità, che fa riscoprire il senso di identità, l’orgoglio di sentirsi eufemiesi e l’importanza di coltivare la memoria collettiva”.

[di a.t. - Il Quotidiano della Calabria, 20 maggio 2013, pagina 19 dell’edizione della provincia di Reggio Calabria]

domenica 19 maggio 2013

19 maggio: una data, una donna di nome Silvia Baraldini

Associo la data del 19 maggio a Silvia Baraldini, l’attivista condannata nel 1983, negli Stati Uniti d’America, a 43 anni di carcere senza avere mai partecipato a fatti di sangue. Una pena sproporzionata per il reato di “sovversione”, ottenuta sommando diverse condanne, dal concorso in evasione, alla progettazione di due rapine (mai effettuate), all’ingiuria contro la corte.
Silvia Baraldini si era formata nel movimento sessantottino fiorito nei campus universitari americani ed era stata protagonista delle marce per i diritti dei neri statunitensi, contro la guerra del Vietnam e per i diritti delle donne.
Divenne poi leader dell’organizzazione comunista “movimento 19 maggio” (“May 19th”), che rievocava la data di nascita di Malcom X e di Ho Chi Minh, un gruppo appartenente alla galassia della sinistra radicale, fiancheggiatore del “Black Panther Parthy”.
Un vasto movimento di sostegno per il rimpatrio in Italia si sviluppò dopo l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, dovuto a un doppio intervento per l’asportazione di un tumore cui Silvia Baraldini dovette sottoporsi mentre era in carcere. Risale a questo periodo la bellissima Canzone per Silvia, di Francesco Guccini (1993).
La richiesta di applicazione della Convenzione di Strasburgo per il trasferimento in Italia della condannata non ebbe seguito fino al 1999, quando l’allora Guardasigilli Oliverio Diliberto riuscì ad ottenere l’estradizione, in cambio della garanzia che la condannata avrebbe scontato per intero (fino al 2008) la pena. In realtà, dopo la concessione degli arresti domiciliari per motivi di salute, nel 2001, Silvia Baraldini beneficiò dell’indulto del 2006 e, da allora, vive a Roma da cittadina libera.
Il mio ricordo personale non è legato tanto all’adesione alla campagna di sostegno per la sua liberazione (conservo ancora la t-shirt acquistata alla Festa di Liberazione a Reggio Calabria, con la scritta “I run for Silvia”), quanto a un prezioso (almeno per me) biglietto che mi inviò da Rebibbia non appena ricevette il libro che le avevo spedito (“Il ’68 a Messina”: in pratica, la pubblicazione della mia tesi di laurea):

Roma, 27 febbraio 2000
Caro Domenico, ti ringrazio per il libro che ho sfogliato ma non ancora letto. L’impatto delle lotte di quegli anni ha cambiato tantissime persone, me inclusa. È importante continuare a sottolineare la vasta partecipazione e le motivazioni anti-imperialistiche che l’hanno alimentata.
Silvia Baraldini

 
 
 
 
 

mercoledì 15 maggio 2013

Nel centenario della nascita di don Luigi Forgione

Sant’Eufemia, Sinopoli e Sant’Onofrio: sono i “luoghi” di don Luigi Forgione e la fonte di ispirazione del sacerdote definito da Mimmo Pezzo “il poeta della bellezza delle cose del creato”.
Nato a Sant’Eufemia il 29 maggio 1913 e ordinato sacerdote nel 1938, don Forgione svolse quasi tutto il suo ministero a Sinopoli e a Sant’Onofrio, dove arrivò all’inizio degli anni Settanta e morì il 14 gennaio 1992.
La prima pubblicazione, Sinopoli e il suo Santuario, risale al 1955, mentre è dell’anno successivo Le care figure, una raccolta di racconti in cui il dolore provocato dalla morte di familiari, amici e conoscenti si scioglie nel soccorso provvidenziale del ricordo di quelle vite e del loro messaggio: “Dalle ombre dei sepolcri non può forse scaturire la luce per il nostro pensiero, additando proprio nella lacrime la promessa d’un confortevole, ineffabile sorriso?”.
Canti di Fede, libro di poesie edito nel 1956 e ristampato nel 1984 in un’edizione “riveduta e ampliata”, è ispirato al genere manzoniano degli “inni sacri” (tra i titoli: “L’immacolata”; “La passione di Gesù”; “Resurrezione”; “L’ascensione”; “Pentecoste”; “Corpus Domini”). Per l’ispettore didattico Giuseppe Cutrì, autore della prefazione del volume, don Forgione ha “saputo trasfondere nei versi tutta la genuinità della sua fede, tutta la purezza della sua vita civica e sacerdotale, nonché tutta la forza della sua fervente spiritualità, additante la via del superamento e dell’ascensus”.
L’anno dopo (1957) esce La vera gloria, raccolta di versi dedicata a papa Pio XII, in cui il genere degli inni sacri (“Il Protomartire”; “Il pescatore di Galilea”; “Paolo di Tarso”; “Fiore di Calcedonia”) si alterna con liriche autobiografiche e introspettive (“La mia penna”; “Contrasto”; “La mia porta”; “Il mio letto”; “Al paese natio”; “Lo specchio”; “Che cosa sono?”), cariche di nostalgia e commozione, come nei versi finali di “A mamma mia”:

Vorrei ridarti quello che m’hai dato,
vorrei donarti i miei capelli neri, 
intrecciare i miei sogni ai tuoi pensieri,
lasciar la vita, mamma, in questo stato.

La vera gloria ebbe la segnalazione di onore al concorso di poesia “Alfredo Baccelli” di Milano e la segnalazione di primo grado al concorso di poesia del Convivio letterario di Bergamo.
La bellezza del creato irradia dai componimenti di Armonie divine (1958), che affronta “i temi a lui cari”, ispirati dalla quotidianità della vita agreste e “dalla innocente contemplazione di un piccolo mondo antico e nuovo, [dilatandosi] in sensazioni e in immagini di portata universale: il sole, la luna, le stelle, il vento, la pioggia, il mare, gli alberi in fiore, le rondini, il ruscello, le viole, le rose, l’olivo, la spiga, la vite” (dalla prefazione da Gino D’Angelo, direttore del settimanale romano “Realtà politica”). All’opera furono assegnati il “Diploma d’encomio” al concorso “Gastaldi” e la “Penna d’oro” al concorso “Convivio letterario e conviviale”, con la seguente motivazione : “Gli inni in essa contenuti sono modelli d’arte austera, controllata, antica e nuova, e formano una sinfonia unitaria, un poema di grazie al Creatore”.
Nastro magnetico (1964) segna il ritorno di don Forgione alla prosa e consiste in una serie di racconti autobiografici, che compongono il romanzo della vita del protagonista, don Ubaldo, “ab incunabulis ad sepulcrum”.
 Le poesie di Tempo che fugge (1967), che ottenne il “premio alla cultura” del Consiglio dei ministri, riassumono i temi della produzione di una vita: fede, natura, famiglia, amicizia. Nella prefazione, Gino D’Angelo osserva: “Tutto per te è argomento di poesia: la solitudine agreste, il variare delle stagioni, le antiche usanze, le nuove voci, i cari affetti, i dolci ricordi, la maternità della terra, la maestà dei tuoi monti, la sconfinata altezza del cielo, le voci della natura, la sorte degli umili, la meta di tutti”.
La silloge Sulla Cetra (1980) ripropone infine “ai benevoli lettori [i versi] superstiti ad una accurata e severa selezione”, operata dall’autore sulle raccolte pubblicate in precedenza: oltre alle citate, Verso l’Alto, regola di vita dell’Azione cattolica, ispirata alle parole scritte da Pier Giorgio Frassati (proclamato beato da Giovanni Paolo II nel 1990) sull’ultima fotografia che lo ritrae impegnato a scalare la parete di una montagna.
Collaboratore di diverse riviste (“Omnia”; “L’Informatore”; “La Voce del Pastore”; “Calabria letteraria”), don Luigi Forgione ebbe anche l’onore dell’adattamento musicale di alcune sue poesie: “ Il monumento ai caduti”, ad opera del maestro Domenico Luppino; “Al Santo protettore”, dedicata a Sant’Onofrio e i cui versi, musicati dal maestro Luigi Occhiuto, furono cantati al Metropolitan di New York e trasmessi alla radio il Venerdì Santo del 1960; “Inno al Vescovo”, dedicata a monsignore Domenico Cortese, vescovo di Mileto, Nicotera e Tropea, che fu messa in note dal professore Vincenzo Lattari.
Tra le tante, segnalo la poesia “Che cosa sono?”

Fisso lo sguardo sul libro, ma scruto 
e leggo, attentamente, fra misteri 
nel più profondo dell’anima mia. 
‹‹Che cosa sono?›› domando a me stesso. 
‹‹Polvere, forse, fragrante di vita? 
Un pensiero che sprezza 
la terra e cerca le altezze supreme? ›› 
Atomo, sperso in un mare di luce, 
 l’infinito t’accoglie, anima mia, 
quasi sospesa fra cieli ed abissi, 
arbitra e preda di forze in contrasto. 
Vivi in pena, in letizia; 
piangi, poi, canti e, se lotti, tu speri. 
Che dunque, anima, sono? 
Forse son nulla, ma in cerca… del Tutto.

* Dedico questo articolo alla memoria di Rosina Forgione, umile e devota collaboratrice di don Forgione, che ci ha lasciati il 13 maggio.

giovedì 9 maggio 2013

Bilancio di un anno: intervista al sindaco Domenico Creazzo

Il 7 maggio 2012 la lista “LeAli al Paese” vinceva le elezioni comunali e Domenico Creazzo diventava sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte. A un anno di distanza, incontriamo il sindaco nel suo ufficio al primo piano del Palazzo municipale per stilare il bilancio di un anno di attività amministrativa.

Un anno dopo, a che punto è l’amministrazione comunale con la realizzazione del programma con il quale la lista “LeAli al Paese” si è presentata alle elezioni?
Le linee programmatiche sulla base delle quali siamo stati votati dai nostri concittadini rappresentano la nostra stella polare. Quei punti orientano le nostre scelte amministrative e della loro realizzazione dobbiamo prioritariamente rendere conto agli eufemiesi.
Abbiamo iniziato con l’istituzione della De.C.O. (denominazione comunale di origine) per la patata di Sant’Eufemia, un prodotto tipico del nostro territorio sul quale stiamo puntando molto. Sant’Eufemia è un paese a vocazione agricola: la chance più importante di sviluppo economico può venire soltanto dall’agricoltura. Studiare il territorio e proporre politiche adeguate a quel territorio. Questo deve essere il compito di amministratori seri. Sembra semplice, ma non lo è nel concreto. Anche perché l’amministrazione comunale può impegnarsi per favorire condizioni migliori di sviluppo, ma i protagonisti ultimi devono essere i cittadini, in questo caso gli imprenditori agricoli. La chiave di tutto è la sinergia, la collaborazione tra amministrati e amministratori.

Un altro concetto sul quale avete molto insistito è quello della partecipazione.
Certo, e credo che stiamo rispettando la promessa. Va in questa direzione l’istituzione della Consulta, uno dei punti qualificanti del nostro programma, che abbiamo fortemente voluto e sul quale ci siamo impegnati sin dal primo giorno di insediamento. Il processo è ora avviato: abbiamo approvato il regolamento e invitato i cittadini a presentare la domanda di partecipazione, i cui termini scadono il 16 maggio. Le domande stanno arrivando: il nostro auspicio è che siano numerose. L’abbiamo detto in campagna elettorale e lo ribadiamo oggi: la democrazia senza partecipazione è un guscio vuoto.
Partecipazione è la Commissione “mensa” che abbiamo istituito e che sarà operativa dal prossimo anno scolastico, al fine di evitare disguidi o incresciose dispute sulla qualità del servizio.
Partecipazione significa consigli comunali aperti per questioni che interessano la società eufemiese, come è accaduto di recente dopo il danneggiamento dell’automobile del dirigente scolastico Giovanni Geresia.
Partecipazione è la grande adesione riscontrata presso gli esercenti commerciali e i privati cittadini per l’iniziativa “adotta un’aiuola”. Segno che la comunità, se sollecitata, sa dare risposte positive e costruttive.
L’amministrazione comunale cerca il confronto con la società civile per riuscire a trovare una sintesi tra teoria e pratica. Il futuro di Sant’Eufemia passa dalla consapevolezza che occorre individuare, sempre, le vie praticabili per riuscire a raggiungere ciò che vogliamo raggiungere.

Nel primo anno avete realizzato diverse iniziative culturali.
Sì, stiamo investendo molto sulla cultura e abbiamo già realizzato iniziative molto interessanti: “Pagine risorgimentali”, con la commemorazione del 150° anniversario dei fatti d’Aspromonte; “Pagine di democrazia”, con la presentazione del libro dell’assessore regionale Mario Caligiuri (La formazione dell'élite); “Pagine di memoria”, sulla tragedia della Shoah; “Pagine di storia eufemiese”, con il convegno su Nino Zucco e l’inaugurazione della pinacoteca comunale. Grazie a un contributo dell’Ente Parco è stato possibile bonificare l’area archeologica di Serro di Tavola, a costo zero per il comune. Ciò ha determinato inoltre l’instaurazione di proficui rapporti con la Sovrintendenza per i beni culturali e con la Regione Calabria, che ha riconosciuto Serro di Tavola zona di interesse archeologico.
La cultura è alla base di tutto. Anche se non dovessimo avere riscontri immediati, siamo certi che a lungo termine una parte rilevante della comunità eufemiese sarà sensibile ai temi culturali e ciò avrà risvolti positivi, per esempio per quanto riguarda i temi della legalità.
A questo proposito, sottolineo la nomina del responsabile della Polizia municipale: per fare rispettare le regole non bastano vuote parole o la demagogia delle occasioni più o meno ufficiali; servono gesti concreti come la nomina del comandante Emilio Paturzo. Anche se a qualcuno è potuto sembrare impopolare, questo provvedimento sarà invece occasione di crescita per la comunità. Anche l’arrivo di un mezzo antincendio che, su mia espressa richiesta, la Protezione civile ha assegnato al nostro comune (in tutto, sedici a livello regionale) e la brillante simulazione di intervento realizzata nei giorni scorsi, spiegano meglio delle parole l’impegno di questa amministrazione sul tema dell’educazione civica.

Come sta affrontando l’amministrazione il crescente disagio economico di un consistente numero di famiglie?
La crisi economica diventa ogni giorno più grave e spesso ci si trova disarmati e non attrezzati a dare risposte adeguate. Ci stiamo impegnando con i progetti realizzati in collaborazione con l’Agape e con l’oratorio parrocchiale, ma abbiamo anche impiegato somme del bilancio per buoni spesa e contributi economici ai nuclei familiari più disagiati. Ci rendiamo conto che a volte si tratta di una goccia nell’oceano, ma spesso quella goccia è un’àncora alla quale aggrapparsi.
Abbiamo regolamentato e incrementato il servizio scuolabus, che è passato da 66 a 120 cartellini, e abbiamo sensibilmente abbassato la tariffa della mensa scolastica, che a seconda della tipologia delle famiglie può comportare fino a 300 euro annui di risparmio.

Sant’Eufemia è tra i comuni che meno hanno sofferto l’emergenza rifiuti. Tuttavia, il problema non è stato risolto e, prima o poi, il rischio del collasso per il sistema regionale di smaltimento si ripresenterà. Come pensa di muoversi la tua amministrazione per il futuro?
Preliminarmente, credo sia bene illustrare la situazione che abbiamo trovato al nostro arrivo. Sant’Eufemia faceva parte del Consorzio di Piana Ambiente: appena insediati ci siamo ritrovati con il paese invaso dalla spazzatura e con cinque discariche a cielo aperto: contrada Peras; via De Nava, nei pressi del 118; contrada Badia; nei pressi della Stazione; fontana Pirina. Pagavamo 25.000 euro al mese per il servizio di raccolta dei rifiuti, ma quando – dopo dieci giorni – ci siamo resi conto che Piana Ambiente non era più in grado di svolgere il servizio, l’abbiamo diffidata e successivamente abbiamo rescisso il contratto. Data la situazione di emergenza, la legge ci permetteva di affidare il servizio a un’altra ditta, a patto di non superare il costo di 25.000 euro. Da un calcolo effettuato dall’ufficio tecnico abbiamo accertato che sarebbero stati sufficienti 18.000 euro.
Abbiamo quindi preparato un bando di gara che la Sear Srl si è aggiudicato e che ci ha pertanto consentito un notevole risparmio.
Il sistema però va completamente riformato. Dopo diverse riunioni sul tema, ci siamo impegnati per la differenziata porta a porta. Sappiamo bene che la raccolta differenziata è il futuro, ma sappiamo anche che per farla funzionare bene il territorio necessita di supporti esterni adeguati: isole ecologiche e strutture in grado di retribuire i comuni che conferiscono i rifiuti differenziati. Paradossalmente, se dovessimo passare ora al porta a porta, sarebbe il comune a dovere pagare 36.000 euro mensili per lo smaltimento dei rifiuti. Per tale motivo, a breve sigleremo una convenzione per l’istituzione di un consorzio tra i comuni di Sant’Eufemia, Sinopoli, San Procopio, Melicuccà e Seminara. Quindi, grazie al contributo della Provincia e al suo supporto tecnico, sarà realizzata un’isola ecologica. Si potrà così arrivare al quantitativo di materiale differenziato necessario per accedere al contributo ambientale del Conai (Consorzio nazionale imballaggi), garantendo così ai comuni una retribuzione sulla base del differenziato singolarmente prodotto. In questo modo la raccolta differenziata sarà sostenibile. Al fine di educare i cittadini alla differenziata, nell’immediato contiamo di riuscire a fare appaltare l’avvio della raccolta porta a porta, in via del tutto sperimentale, soltanto per alcune zone del comune.
Voglio inoltre sottolineare un altro aspetto importante. Il comune si è infatti richiamato alla normativa che obbliga la società aggiudicataria alla riassunzione degli operai di Piana Ambiente che svolgevano il servizio nel nostro comune, per cui saranno mantenuti anche i posti di lavoro del passato.

Il taglio dei trasferimenti statali ha provocato la dura presa di posizione degli enti locali, che da tempo hanno denunciato il rischio di dovere chiudere. Qual è la situazione economica del nostro comune?
Il Comune di Sant’Eufemia è abbastanza solido e non corre rischi economici di rilievo. Abbiamo avuto sì dei tagli, come tutti gli enti locali, ma va detto che abbiamo ereditato una situazione di cassa positiva, certificata da un avanzo di amministrazione pari a 409.000 euro nel consuntivo 2012.
Voglio sottolineare che, nonostante i tagli dei trasferimenti statali, nel conto consuntivo 2013 l’avanzo sale a circa 419.000 euro, anche se l’esistenza di vincoli di spesa non ci consente di spendere per come vorremmo.
Consentimi però di dire qualcosa sul funzionamento della macchina amministrativa.

Prego.
Viviamo in un momento di ristrettezze economiche e di cambiamenti legislativi, per cui siamo spesso chiamati ad adeguarci a ciò che ci viene imposto a livello centrale. Da un lato, non tutto quello che vorremmo fare si può fare; dall’altro, siamo come un’automobile di piccola cilindrata che non può avere le prestazioni di una berlina. Però i dipendenti comunali stanno tutti dando il massimo e voglio qui ringraziarli pubblicamente per la disponibilità che hanno dimostrato sin dal primo giorno del mio insediamento. Dire che i nostri operai non fanno niente, è quanto di più falso si possa sostenere. Carte alla mano, rispetto al passato gli operai comunali hanno raddoppiato gli interventi.
Nel contempo, occorre però ribadire che l’amministrazione comunale farà di tutto per salvaguardare i diritti di tutti e non del singolo: nel caso in cui ciò non dovesse avvenire, non avremo alcun problema ad adottare provvedimenti conseguenti. Che nessuno si senta intoccabile: il fine ultimo deve essere l’interesse dei cittadini. Non abbiamo bisogno di grigi burocrati, ma di protagonisti attivi per la crescita del paese ispirati da un’unica finalità: quella di essere al servizio della collettività.

Alcuni giudicano l’operato di un’amministrazione comunale dai lavori pubblici che riesce ad appaltare. Qual è la situazione attuale?
Quando si parla di lavori pubblici, bisogna considerare anche l’aspetto burocratico, che non è affatto secondario. Difatti, spesso i risultati si vedono nel lungo termine, perché ci sono dei tempi burocratici inevitabili.
Sulla viabilità comunale abbiamo ad esempio beneficiato l’anno scorso di un finanziamento di 200.000 euro ed entro il 19 giugno dovremo fornire alla regione il progetto definitivo. Per quanto riguarda l’isola ecologica, al nostro insediamento abbiamo incontrato ostacoli burocratici che hanno rallentato l’iter per mandare in appalto il lavoro e che poi siamo riusciti a superare.
Abbiamo inoltre reperito 75.000 euro di economie che andranno ad ultimare la strada Peras, mentre dovremmo finalmente essere riusciti a risolvere l’annosa questione relativa alla sede del liceo scientifico, grazie all’approvazione (all’unanimità) di una convenzione con la Provincia: il comune dà in concessione la struttura dell’ex scuola elementare situata al rione “Purgatorio” e la Provincia si impegna a costruire il nuovo liceo scientifico.
Per la scuola materna, un bando di gara di 1.250.000 euro finalizzato alla prosecuzione dei lavori si trova alla Suap, dove a breve invieremo anche il progetto definitivo per il completamento del centro polisportivo, per un importo di 900.000 euro. Progetto che non è stato ancora possibile mandare in appalto perché prima occorre risolvere alcune questioni legali, relative ai terreni espropriati, dovute a una non ottimale precedente gestione burocratica e che comporteranno delle spese per il comune.
Abbiamo inoltre approvato e inviato all’Ente Parco un progetto per la costruzione di un nuovo serbatoio in contrada Lanzo e, entro l’11 luglio, presenteremo il progetto che realizzerà il completamento della palestra della scuola elementare.
Purtroppo, qualche eredità negativa l’abbiamo avuta. Tralasciando il fatto che, appena insediato, mi sono ritrovato con il comune soccombente in una causa civile, che ha comportato un esborso di 60.000 euro, è bene che i cittadini sappiano che il comune entro agosto dovrà impegnare dei fondi per accatastare tutti gli immobili comunali costruiti negli anni passati. Ad oggi nessun immobile, Palazzo municipale compreso, è infatti accatastato. Ritardi incomprensibili, come quello dell’assegnazione del piano di sicurezza sul lavoro, obbligatorio del 2001.
Per fare un altro esempio, il 18 maggio si potrà finalmente disputare una partita di calcio a cinque nel campetto situato nei pressi della stazione, a sette anni dalla sua inaugurazione ufficiale!

Hai mai pensato “chi me l’ha fatto fare? ”. O rifaresti tutto?
L’ho ribadito di recente, nell’intervento svolto in occasione del convegno su Nino Zucco. Da un punto di vista razionale, per l’interesse della mia famiglia e della mia professione, a me non “converrebbe” (per usare un termine crudo) fare il sindaco. Tuttavia, il pensiero che questa mia scelta possa essere utile per il bene del mio paese mi spinge ad essere certo che, così come l’ho fatto, lo rifarei e se necessario lo rifarò.

Chiudi gli occhi e riaprili tra quattro anni. Cosa vorresti vedere?
Mi auguro di riuscire a completare il programma e di mantenere l’impegno assunto nei confronti degli eufemiesi. Spero di avere ancora, nell’ultimo giorno di mandato, la stessa identica attestazione di affetto che mi è stata rivolta nel momento in cui sono stato eletto. Sarebbe questa per me la migliore gratificazione e la certificazione che ho bene operato.

martedì 7 maggio 2013

L'istituzione della Consulta comunale



Scade il 16 maggio il termine per presentare la domanda di partecipazione alla Consulta comunale istituita nei mesi scorsi dall’amministrazione Creazzo. Avevamo avuto modo di parlarne (qui) e di auspicare che essa non si risolva in un’occasione persa, come accaduto con l’esperimento realizzato dalla giunta Fedele, una decina d’anni fa.
Il significato politico dell’iniziativa va rintracciato nello sforzo di allargare i confini della rappresentanza e della partecipazione democratica, mediante un processo di inclusione che passa dalla creazione di uno spazio istituzionale di confronto tra amministratori e amministrati.
Ma la Consulta può anche diventare una valida palestra per i giovani che intendono impegnarsi nella vita pubblica, un luogo in cui allenare le capacità di confronto dialettico e di sintesi.
Lo scopo, come si legge nel manifesto pubblico fatto affiggere in questi giorni, è quello di “favorire il raccordo e lo scambio di idee tra la cittadinanza e l’amministrazione comunale”. Compito della Consulta sarà infatti “diffondere informazioni, promuovere lo sviluppo culturale, contribuire all’educazione democratica ed alla formazione intellettuale e civile, garantire il pluralismo, coadiuvare l’attuazione di tutte quelle iniziative idonee a migliorare le condizioni di vita delle varie categorie di cittadini, incrementare e diffondere lo studio e la conoscenza della storia, delle tradizioni locali e dei valori e dei principi sanciti dalla Costituzione Repubblicana”.
Cinque i settori di interessi per i quali i candidati dovranno esprimere la propria preferenza: giovani, cultura, pari opportunità, anziani, attività produttive.
Nel portale del comune è possibile scaricare manifesto, regolamento e modulo della domanda di partecipazione (qui).
Concludendo, la Consulta può rivelarsi un formidabile strumento di democrazia partecipata o uno specchietto per le allodole. Sta alla sagacia dell’amministrazione che l’ha istituita e alla volontà di coloro che vi prenderanno parte fare pendere la bilancia da un lato o dall’altro.

mercoledì 1 maggio 2013

La vergogna di quei colpi d'ascia

Il 2 maggio alle ore 10.00 la comunità eufemiese si stringerà attorno al dirigente scolastico Giovanni Geresia, la cui vettura – qualche settimana fa – è stata presa di mira da alcuni vandali. Nella sala consiliare del Palazzo municipale si riunirà infatti il consiglio comunale, in seduta straordinaria “aperta”, e la speranza è che ci sia una massiccia partecipazione per dare una risposta di civiltà alla barbarie e al degrado sociale che si nascondono dietro quei colpi d’ascia affondati sulla carrozzeria.
Che si sia trattato di un episodio squallido e vile mi sembra fuor di dubbio. Ed è pleonastico sottolineare il grave danno d’immagine che ne deriva per l’intera comunità eufemiese.
Ecco, questi sono quei casi in cui la costituzione di parte civile del Comune, in un eventuale processo, rappresenterebbe un bel segnale. Anche se una denuncia contro ignoti difficilmente approderà a qualcosa, visto che a mezzogiorno nessuno ha visto niente, né si è accorto di un paio di delinquenti alle prese con la demolizione di un’automobile in pieno centro.
Gli episodi di vandalismo accaduti negli ultimi tempi contro la Scuola (ricordiamo anche il precedente incendio della vettura della professoressa Daniela Bottari) sono un marchio di ignominia. Facendo una considerazione più generale, va detto che fatti del genere si inseriscono, purtroppo, nella quotidianità delle cronache locali. È sufficiente sfogliare i giornali per verificare come le istituzioni e le strutture scolastiche diventano, spesso e ovunque, bersaglio della violenza. Senza contare i casi meno “eclatanti”, ignorati perché non oggetto di specifica denuncia. Aule incendiate o allagate, docenti minacciati, estintori svuotati, laboratori sabotati, sedili degli autobus distrutti, conducenti umiliati.
C’è evidentemente un problema di educazione e di rispetto per ciò che ci circonda, si tratti di persone o di cose. Tuttavia, nel caso specifico del vandalismo contro le scuole e della violenza contro i docenti, ritengo che la causa vada ricercata nei rapporti che si instaurano tra insegnanti, alunni e genitori. Non ci vuole Sherlock Holmes per intuirlo.
E allora bisogna chiedere con forza principalmente ai genitori uno sforzo di maturità, di responsabilità e di collaborazione con le istituzioni scolastiche. Delegittimare il ruolo dei docenti, al punto da considerare gli insegnanti della scuola primaria poco più che baby-sitter presso i quali parcheggiare i figli, non va bene. Giustificare oltre ogni evidenza le bravate di quelli più grandicelli, procura un grave danno soprattutto agli stessi ragazzi.
Esistono diritti, doveri, responsabilità e ruoli da rispettare: nella famiglia, a scuola, nella società. Da questa consapevolezza bisogna ripartire, per non patire la vergogna e per inseguire il sogno di un futuro migliore.