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sabato 15 marzo 2014

U mangiari i San Giuseppi

Leggo “u mangiari i San Giuseppi” e sento l’odore caratteristico di un fumante piatto di pasta e ceci, che regolarmente arricchisco con una spolverata di pepe nero. Dai racconti dei “grandi” apprendo che la pietanza preparata per i bisognosi del paese aveva un sapore speciale, come tutte le cose desiderate e a lungo attese. Sulle polpette al sugo del giovedì di Carnevale, per molte famiglie l’unico giorno dell’anno in cui si comprava la carne, si potrebbero scrivere manuali di cucina. O testi di folclore. Un evento irrinunciabile, la cui importanza viene compendiata dal proverbio popolare “giovedì ’i lardarolu cu non avi carni si ’mpigna ’nu figghiolu”.
U mangiari i San Giuseppi” rimanda a principi e valori che oggi lottano con le unghie per non essere travolti dall’indifferenza e dal disimpegno imperanti. Ricorda persone semplici, che riuscivano a dividere con gli altri il poco che avevano. Che non passavano oltre, distrattamente e infastiditi, alla vista di una mano tesa. Che anzi quelle mani andavano a cercare, quando il naturale pudore di molti sfortunati le costringeva nelle tasche. Ricorda la vita vera delle rrughe, i bambini a piedi scalzi nei cortili e le nostre grandissime donne a sorvegliare pentole enormi, ricolme del pasto che avrebbe alleviato una fame antica. Ogni mercoledì una rruga: e poi la sala matrimoniale “Il Cagnolino”, che dal dopoguerra non ha mai smesso di perpetuare questa nobile tradizione.
Da diversi anni, grazie al dinamismo di un gruppo di amici del Vecchio Abitato “u mangiari i San Giuseppe” ricorda a chi l’avesse dimenticato non solo da dove veniamo, ma soprattutto cosa significa essere comunità e quali doveri abbiamo nei confronti di chi sulla propria tavola non sempre trova il conforto di un piatto caldo. Si tratti di eufemiesi di nascita o di eufemiesi di adozione, che il destino e la fame, dalle strade del mondo, ha portato alle pendici dell’Aspromonte.


2 commenti:

Cirano ha detto...

La domanda sorge spontanea....ma perché se di San giuseppe e' il 18? E non il 19?

Domenico ha detto...

Credo sia una questione organizzativa. Il 19 il comitato è impegnato con la ricorrenza religiosa (messa e processione): probabilmente sarebbe stato complicato fare tutto nella stessa giornata. Nelle case però sarà pasta e ceci :-)