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mercoledì 27 luglio 2011

Anni come giorni volati via

In una canzone di successo Raf si domandava cosa sarebbe rimasto degli anni ’80, il decennio che ha portato la mia generazione alla soglia della maggiore età e che, come tutto ciò che il trascorrere del tempo rende romantico e “mitico”, appartiene alla sfera dei ricordi più piacevoli.
Innanzitutto gli odori. Quello della casa di mia nonna e delle rose bianche del suo piccolo giardino. A ripensarci adesso, l’orzata che ci preparava era imbevibile. Troppo dolce. Eppure andavamo al fondo del bicchiere d’un fiato, come con la gassosa al limone Marra, di gran lunga superiore alla Romanella. Era quello il rifugio dei nipoti per un break tra un gioco e l’altro: pane con olio e sale, oppure i gelati che eravamo autorizzati a prendere a credenza da Micuzzu ’u Grugnu o da Grazia ’a Rofalazza, tanto poi la nonna saldava tutto. Di nascosto dal nonno, però, che aveva una concezione del denaro molto genovese. La pipa della Gelca gusto vaniglia ci faceva assumere pose da adulti, nonostante i sandali color cuoio con fibbia allacciata sulla caviglia e i pantaloncini extra corti da maratoneta.
A mano a mano, gli spazi da conquistare aumentarono. Il campo da gioco della “tola” – una variante del nascondino – non aveva alcun limite. Anzi, quando il ruolo di cacciatore toccava al meno sveglio del gruppo, alcuni si rifugiavano in una lontanissima sala giochi o se ne andavano addirittura a casa. Con le biciclette si girava il paese, attaccata al manubrio o sotto la sella la targhetta con il numero personalizzato: ne avevamo recuperate a decine quando distrussero – verbo quanto mai calzante – il vecchio palazzo municipale. I più audaci si spingevano fino alla ferrovia e attraversavano il ponte e la galleria, correndo all’impazzata per nascondersi nelle “nicchie” quando la littorina annunciava il suo arrivo. Era la linea (dismessa dal 1997) che da Sinopoli portava a Gioia Tauro, utilizzata dai lavoratori, da coloro che frequentavano le scuole superiori fuori paese e da chi si concedeva un colpo di vita al cinema “Sciarrone” di Palmi.
Lo sport più praticato era il calcio. In qualsiasi posto. Per strada, in pineta, al municipio, ma soprattutto in piazza, dove con Micuzzu du’ café e suo fratello si combatteva una quotidiana guerra di logoramento: noi compravamo i palloni, loro li sequestravano. Anche se potevamo contare sulla quinta colonna dei loro nipoti che spesso e volentieri riuscivano a recupere quanto ci veniva sottratto. Quando non ci era consentito utilizzare un pallone “normale” – raramente il tango, in effetti troppo pesante per giocarci in piazza: solitamente il super santos, che era migliore del super tele – ci si arrangiava con quello di spugna. Nei momenti di maggiore tensione e di divieto assoluto, andava bene anche la pallina da tennis di spugna o – incredibile, ma vero! – la lattina di una bibita schiacciata.
Il mito era Shingo Tamai, l’antenato di Oliver Hutton capace di tiri impossibili, con il pallone che si deformava per la potenza del calcio e si impennava altissimo, prima di ricadere in terra e schizzare verso la porta, imparabile, dopo un lungo vorticare. I cartoni animati erano una costante dei nostri pomeriggi: il pugile Rocky Joe; le lotte titaniche dei robot dotati di armi potentissime (l’alabarda spaziale di Goldrake, i raggi fotonici di Mazinga Z e quello protonico di Jeeg Robot d’acciaio); il fascino della cicatrice sullo zigomo di Capitan Harlock; le peripezie dello sfortunatissimo Remì; Dick Dastardly e il suo assistente sghignazzante, il cane Muttley, alle prese ora con la cattura del piccione viaggiatore, ora con le “corse pazze” contro il Diabolico Coupé, Penelope Pitstop, l’Insetto Scoppiettante e tanti altri.
Sul finire del decennio, inaspettatamente, arrivò a casa mia il motorino, un Califfo dotato di pedali che in salita non ne voleva proprio sapere di andare. Un’esperienza brevissima, conclusasi senza alcun rimpianto. Anni dopo ne ho rivisto uno simile in una televendita: lo davano in omaggio, insieme ad altri articoli, a chi acquistava una batteria di pentole e un servizio completo da tavola.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

QUANTI RICORDI DENTRO LA MIA TESTA DELL'INFANZIA...SPECIALMENTE MAZINGA E LE CORSE PAZZE . PER NON PARLARE POI DELLA LITTORINA QUANDO LA PASSAVAMO PER ANDARE A VALLE PER LA FESTA DELLA MADONNINA...LE GARE CON LE CARROZZE....E QUANT'ALTRO...ADESSO TUTTO SPARITO!
GLI UNICI DIVERTIMENTI GIOVANI SONO PLAYSTATION...SEDERSI A UN BAR è GIOCARE A CARTE...E SEDERSI SUI MURETTI DELLE PIAZZE COME DEI CARIATIDI....RIGOROSAMENTI VESTITI DI NERO E PANTALONI LUNGHI....ANCHE A 40 GRADI.....MAHh SPERITI I DIVERTIMENTI DI UNA VOLTA E MI DISPIACE CHE I MIEI FIGLI NON POSSONO DIVERTIRSI COSI COME HO FATTO IO....PECCATO!!!!!MIZZICA...VEDENDO QUELLA PIPA AVREI VOLGIA DI TROVARLA...E MANGIARMELA...ANCHE MIA MOGLIE...ADESSO DOVE LA TROVO? DOMENIC....TERESA VUOLE LA PIPA DELLA GELGA COLORE ROSSO....QUINDI VAI A TROVARMELA....ALTRIMENTI SAI COSA SUCCEDE...UNA VOGLIA A FORMA DI PIPA!!!!
VINCE

Anonimo ha detto...

Caro fratello,
i tuoi ricordi sono anche i miei.

Ricordo ancora il giorno che buttarono giu' il municipio.

Ricordo il sindaco piacione, e contento di cio' che stava accadendo. I curiosi e le vecchiette in un angolo, le uniche a guardare con tristezza quello scempio.

Io ero li', in sella al mio cross a 3 marce. Piansi quando la ruspa ruppe il primo muro, pretendendo che le lacrime fossero causate dalla polvere.

Mi incazzo ancora quando i pochi giorni che sono in paese passo e vedo quell'enorme cagata di cemento dove prima c'era bellezza e un pezzo di storia del paese.

Lasciarono il vecchio municipio li', diroccato per settimane, forse mesi, a ricordarci, a riaprire ferite, come le crepe nei muri.

Purtroppo il nostro e' un paese senza memorie visive, senza monumenti di nota.

Forse e' per questo che preferisco passeggiare nella parte vecchia del nostro cimitero che in paese.

Mi affascinano quelle vecchie tombe, piene di storia e memorie.

Spero che i Mazzaferro sopravvivano al tempo ed alle ruspe. Dubito che non si abbia bisogno di altri loculi a scacchiera. Conoscendo i luminari della nostra amministrazione...

Anonimo ha detto...

PS: Capoferro, credo!
Mario

Cirano ha detto...

ognuno ha dei genius loci che fanno parte di quella memoria che nessuno può cancellare. Mio fratello era patito per le wakie races e teneva pure i punti dei primi tre arrivati per stilare una folle classifica....ma veramente esisteva una tratta Sinopoli - Gioia??? Allora ci si muoveva meglio nel passato...

Domenico ha detto...

Esatto, capoferro...
Sì, cirano. La tratta era sinopoli-gioia tauro; poi da lì iniziava la gioia-cinquefrondi. Quando hanno soppresso le littorine hanno sostituito il servizio con i pulman... che ovviamente non hanno quel fascino: si passava tra gli ulivi a 20-30 Km/h; in salita arrancava e quando prendeva un po' di pianura tutti ci mettevamo dietro la porta del conducente per guardare il contachilometri toccare i 50 all'ora!! Le fermate erano Sinopoli-Sant'Eufemia-Valli-Melicuccà-Sant'Anna-Seminara-Palmi-Gioia Tauro... Le taurensi, quelle che in questi giorni sono in agitazione perché probabilmente sopprimeranno anche le corse dei bus...

federica pellegrini ha detto...

beh..mi sa proprio che, come al solito, hai visto giusto..di questi anni 80 ..la pipa è la cosa che resterà nel cuore e nei desideri di molti...a meno che ....

Cadel Evans ha detto...

La pipa gialla era il meritato premio per la squadra che vinceva la sfida a calcio nel pavè(forse per questo ho le caviglie di cristallo!!!) di Piazza Municipio...
I mitici cartoni o "papazzi", dei quali ricordo ancora tutte le sigle... e la mia, oggi improponibile, maglia color celestino con Dick Dastardly e il cane Muttley! Bei ricordi

Domenico ha detto...

ma come ho potuto dimenticare la tua t-shirt con dick dastardly e muttley!! era bellissima, sarà stata xxxs...