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giovedì 26 febbraio 2015

BAGNARA: presentato il libro “Minita” di Domenico Forgione



Il resoconto della presentazione di domenica 22 febbraio, tratto dalla pagina web di Disoblio Edizioni.
(http://disoblioedizioni.blogspot.it/2015/02/bagnara-presentato-il-libro-minita-di.html)

Si è svolta domenica 22 febbraio, presso la Sala Conferenze della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Bagnara Calabra, la presentazione del libro “Minita” di Domenico Forgione (Disoblio Edizioni). Alla presentazione sono intervenuti Giuseppe Spoleti (Assessore alla Cultura di Bagnara Calabra), Mimma Garoffolo (Presidente SOMS Bagnara Calabra), Natale Zappalà (Storico), Salvatore Bellantone (Editore), Domenico Forgione (Autore del libro).
Dopo i saluti di Mimma Garoffolo, che ha sottolineato come il senso di questi incontri con gli autori sia di avvicinare i giovani ai libri e alla lettura, Giuseppe Spoleti ha chiarito l'importanza di conoscere la storia del proprio paese e delle proprie tradizioni, perché costituiscono la forza di un popolo, capace di con essa di comprendere la propria provenienza, di capire il presente e di ripensare se stessa e il proprio territorio in direzione del futuro.
Natale Zappalà ha spiegato come il libro di Domenico Forgione provenga dal blog e come, pur nella sua eterogeneità, sia il risultato di un filo conduttore mai perso, dato dal titolo stesso. La curiosità con cui l'autore affronta delle riflessioni a d ampio respiro è il comun denominatore di Minita. Nel libro troviamo l'operazione salvifica nei confronti dei racconti appartenenti al genere della microstoria, ma anche la lucida analisi delle problematiche del mezzogiorno d'Italia, recensioni e racconti, che testimoniano come la letteratura sia lo sbocco naturale di uno storico.
Domenico Forgione ha spiegato la genesi del libro e ha chiarito come Minita sia per ognuno la possibilità di ricostruire la propria storia, al di là degli schemi e dei preconcetti imposti dalla società consumistica e capitalistica. Dopo aver ricordato il professore Rosario Monterosso come maestro di vita e di pensiero, Domenico Forgione ha evidenziato come la scrittura e la memoria siano strumenti essenziali per tenere alta l'attenzione critica nei confronti del nostro tempo, da lui considerati come forme di resistenza quotidiana. Chiarendo infine come in Minita sia possibile mettere a fuoco le storie di vita quotidiana sulle quali riflettere attentamente, Domenico Forgione ha concluso come il suo libro sia il tentativo di aiutare chiunque a trovare la goccia di splendore che ha dentro di sé, spingendolo a fare quotidianamente qualcosa di buono per gli altri.
Accesa infine la lanterna della Disoblio, si è sottolineata la bellezza della scrittura intesa come un divertente strumento di gioco con le parole, mediante le quali tentare di fare capire agli altri di operare altruisticamente e con umiltà.

mercoledì 25 febbraio 2015

Minita alla Soms di Bagnara Calabra




Ci tenevo a presentare il libro a Bagnara, per un paio di buoni motivi. Il primo e per me più importante perché mi ha consentito di ringraziare nella sua terra il mio maestro di studi e di vita, professore Rosario Monterosso, al cui ricordo ho voluto dedicare la serata. Spesso tocca ai “forestieri” omaggiare alcune straordinarie personalità dei nostri paesi, probabilmente perché le dinamiche sociali cittadine creano resistenze a volte involontarie, altre ricercate, che rendono tutto molto più difficile. Io sono invece dell’avviso che ogni comunità ha il dovere della memoria nei confronti dei suoi figli migliori. Per questo sono stato particolarmente orgoglioso della lettura dello scritto “In alto a sinistra” eseguita da Francesca Fassari, nel quale provo a riassumere il significato di un rapporto tra allievo curioso e docente generoso che per me significò il privilegio dell’accesso alla biblioteca privata del professore Monterosso e la possibilità di apprezzare l’uomo, non soltanto lo studioso e il fine intellettuale.
Ringrazio la presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso Mimma Garoffolo per l’ospitalità e l’assessore alla Cultura di Bagnara Giuseppe Spoleti per le belle parole. Ringrazio doppiamente Francesca Fassari, per la lettura di “In alto a sinistra” e di “Petali” e per la realizzazione del resoconto fotografico della presentazione del libro, dal quale sono tratte le foto qui pubblicate.
L’incontro di domenica 22 è stato moderato dall’editore di Disoblio Salvatore Bellantone, mentre lo studioso Natale Zappalà ha relazionato sul libro. A entrambi auguro di continuare a resistere nella trincea della cultura, anche se infuria la tempesta e le diserzioni sembrano essere all’ordine del giorno.










giovedì 19 febbraio 2015

La maggioranza non c'è più

Prima o poi doveva accadere, perché anche l’elastico più resistente non può sfidare le leggi della fisica e alla fine si spezza. Più o meno è successo questo all’interno dell’amministrazione comunale di Sant’Eufemia. Dispiace perché la mia personale opinione è che si sia persa una buona occasione per tentare davvero di scrivere “un’altra storia”, come recitava lo slogan elettorale della lista “Leali al Paese” che nel maggio del 2012 portò alla guida del Comune Mimmo Creazzo.
Dalle cronache dei giornali abbiamo appreso i termini della questione, sulla quale non intendo in questo momento pronunciarmi anche se qualche passaggio interessa l’azione politica del Partito Democratico, del quale sono segretario e la cui costituzione, nel novembre 2013, non era di certo finalizzata a mettere il bastone tra le ruote a un’amministrazione che molti di noi avevano contribuito ad eleggere, quando ancora non esistevamo come gruppo politico organizzato.
Occorre invece sottolineare le conseguenze politiche che comporta la rinuncia alla carica di assessore espressa dai primi due eletti, Pasquale Napoli (216 voti) e Carmelo Pirrotta (183). Un totale di 399 voti su 1.255 complessivi della lista, ben oltre i 99 registrati tra i vincitori delle elezioni comunali e lo schieramento classificatosi secondo con candidato a sindaco Gianni Fedele.
Sul piano numerico, è evidente, la maggioranza non c’è più. Perché il sindaco non ha più la legittimazione del voto popolare. Senza entrare, ripeto, nel merito della questione e nell’ascolto delle diverse campane, il dato politico e inconfutabile è questo. E a nulla può servire la sicumera del sindaco Creazzo, che sul quotidiano “Il Garantista” di oggi tranquillizza i cittadini eufemiesi sostenendo che “i numeri per governare ci sono”.
Mi permetto di obiettare che i numeri non ci sono affatto. Il nostro consiglio comunale, complice una legge sciagurata – poi fortunatamente abrogata – è composto da otto membri, sette consiglieri (cinque di maggioranza e due di opposizione) più il sindaco: al prossimo rinnovo – vivaddio – i componenti saranno dodici più il sindaco.
Facendo di conto con le mani, otto diviso due fa quattro. Ci sono quindi i numeri per fare svolgere il consiglio comunale (è sufficiente la metà dei consiglieri), ma non quelli per approvare i punti all’ordine del giorno, per cui necessita la metà più uno dei consiglieri: cinque, se essi saranno di volta in volta tutti presenti. Certo, nel caso di assenze “strategiche”, anche con quattro voti a favore – quelli che sulla carta gli sono al momento rimasti – Creazzo non avrà problemi. Ma in quel caso, o nell’eventualità di un soccorso diretto proveniente dai banchi della minoranza, ci troveremmo di fronte a un quadro politico molto distante da quello deciso dagli eufemiesi quasi tre anni fa.
Anche sotto il profilo della democrazia, l’attuale situazione suscita qualche perplessità. Sempre sul “Garantista” il sindaco informa infatti che sta già facendo giunta con l’attuale vicesindaco. In due: un po’ pochi, francamente, per decidere le sorti di una comunità di oltre 4.000 abitanti.
La situazione è questa, per niente incoraggiante. Il sindaco si trova a un bivio: vivacchiare per altri due anni, magari confidando sull’aiuto della minoranza nei passaggi delicati che senz’altro si presenteranno; oppure prendere atto che è fallito il progetto politico per il quale i cittadini gli avevano espresso fiducia e trarne le conseguenze, dimettendosi e ridando la parola agli elettori.
Il cerino è nelle sue mani.

lunedì 9 febbraio 2015

La nevicata del ’15


«Nesci fora, miserabili!».
A oltre vent’anni di distanza sembra di sentirle ancora le parole di sfida di compare ’Ntoni Garzo al nipote Salvatore, tuffatosi letteralmente sotto il lettone dei nonni una volta scoperto del tentativo di sottrarre furtivamente dal comodino le chiavi della Panda 4x4 protagonista dei nostri testacoda notturni sulle strade innevate dei primi anni ’90. Perché la gente mormorava anche allora e all’orecchio del quasi ottantenne vucceri in pensione, ma vecchio uomo di mondo, la soffiata era arrivata tempestiva e a niente era servita l’accortezza che usavamo nel ripassare la macchina con la pelle di daino per asciugarla, prima di richiuderla nel garage.
Ho pensato a ’Ntoni Garzo stamattina, forse perché anche quella volta – come oggi – percorsi a piedi le strade del paese e in piazza mi fermai a parlare proprio con lui, personaggio mitico e simpaticissimo che noi ragazzi adoravamo, ricambiati. Se scalo ulteriormente la montagna dei ricordi rivedo invece mio fratello Mario mingherlino, incantato dal librare lieve e muto dei fiocchi e con il naso attaccato alla finestra per tutta la notte, che di primo mattino salta fuori per andare a scattare fotografie, “prima che la neve venga calpestata”.
È quello che ho cercato di fare, che molti altri come me hanno fatto, perché una nevicata così non capitava da anni e ora chissà quando ricapiterà. Ho mangiato neve e succhiato ghiaccioli, come in quel tempo lontano che di colpo si è ripresentato lungo le stradine solitarie dei Candilisi e di Crasta, nei tornanti che si arrampicano fino alla Campagnola.
E pazienza se l’incanto è durato poco: troppe jeep, molti piloti scatenati su macchine trasformate in spazzaneve, tanto che verrebbe da invocare un divieto di circolazione su mezzi a motore per “ragioni di poesia”, per non avere altra compagnia che il crocchiare della neve sotto gli scarponi, restare a guardare i merli grassi volare da un ramo all’altro, farsi illudere dal canto libero della fiumara che si gonfia e allunga il passo per giungere a valle.